1 mar 2010

L'Amore


Dedicato al mio piu grande amore...

L'amore,


misterioso sentimento


di cui preveder


non puoi il momento.


L'amore è interesse,


è gelosia, ti far gioire, ti fa star male.




L'amore ti confonde,


ti sorprende, spesso ti delude


e di pensieri ti riempie,


a volte non sai se vien dal cuore


oppure sia frutto della mente.


Non v'è cosa che ti emoziona così tanto


nel realizzare questo caldo appuntamento,


non c'è più immensa gioia all'amata(o) rivelar


il tuo sicuro sentimento,


di provar qualcosa di profondo


e che in lei/lui sta racchiuso il tuo sospirato mondo.




Anche se d'amor si può morire


ognun di noi incontrar lo vuole,


e, se non a tutti la vita l'ha concesso.




Nessuno abbia a dubitare, poiche l'Amore esiste e sostiene tutto l'Universo.




6 dic 2009

FARSI CORAGGIO PER ANDARE AVANTI

Ogni volta che diventiamo più trasparenti alla nostra propria luce,restauriamo la luce del mondo.
Rachel Naomi RemenIl maestro buddista Chogyam Trungpa diceva che lo scopo della vita consiste semplicemente nell’andare avanti e fare della vita una sorta di “risveglio” invece di rimanere “addormentati”. La capacità di continuare ci aiuta a percepire che nessun problema è senza uscita. Andare avanti significa non lasciarsi prendere dall’inerzia, dalla paura o dall’irritazione.


Il miglior modo di liberarsi dal passato è fare la pace con noi stessi al momento presente. Fare la pace con qualsiasi ricordo o sentimento che possa sorgere. In modo che, piano piano, non saremo più “catturati” da questi ricordi.Facciamo in modo che le antiche immagini di noi stessi vadano via. Continuiamo, semplicemente, a muoverci in avanti. Niente più ci fa fermare. Sappiamo come continuare positivamente, visto che siamo connessi con la nostra fiducia di base, con la nostra bontà fondamentale.Il coraggio è l’abilità di muovesi verso il futuro, senza guardare indietro: staccarsi dal passato. Mi ricordo di un fatto accaduto a Lama Segyu Rimpoche. Lui mi ha raccontato che dopo anni che era andato a vivere negli Stati Uniti, ha trovato a casa della mamma una scatola ancora chiusa, che era rimasta nel trasloco.


Non ha avuto dubbi: ha bruciato la scatola senza aprirla. “Così, non avrebbe svegliato la mente dell’attaccamento”, mi ha detto lui. Dopo aver trascorso tanti anni senza avere il bisogno delle cose che c’erano dentro la scatola, non c’era la necessità di aprirla per sapere che il suo contenuto era un “carico extra”. Questo fatto tante volte mi frena a non rovistare nelle storie passate che hanno già esaurito il loro contenuto. Ci sono dei momenti in cui bisogna saper contenere la propria curiosità e bruciare le nostre “scatole”, prima che non siamo più in grado di controllare l’impulso di aprirle.


Ci sono, però, dei momenti in cui andare in soffitta a rovistare nelle “scatole” del passato può essere molto terapeutico. Da quando ho cominciato a scrivere questo libro, ho ripreso l’abitudine di rileggere i miei quaderni d’appunti. Ho sempre avuto l’abitudine di scrivere i miei sogni, sessioni di terapia e frasi principali che ho sentito dai Lama. Adesso, quando leggo delle cose scritte più di dieci fa, percepisco come sono ancora attaccata a certi modelli e come sono riuscita a liberarmi di altri. Qualche sogno era premonitore. Certi insegnamenti, oggi, hanno più impatto su di me, di allora, quando li ho scritti.Come dice John Welwood: “Visto che l’auto-immagine ha come supporto delle vecchie storie - credenze che noi stessi ci raccontiamo su 'come è la realtà - fare luce su di esse è un passo essenziale per abbandonare la soggezione ad un’identità”.


Ci vediamo nelle terre pureDa quando mio figlio, Lama Michel Rinpoche, con 12 anni è diventato monaco ed é andato a vivere al monastero di Sera Me, nel sud dell’India, ho dovuto imparare a dire addio, cioè, a non guardare indietro. Per qualche anno di seguito, ci ritrovavamo soltanto una volta all’anno per due settimane. Avevamo il seguente accordo: all’aeroporto, dopo l’ultimo abbraccio, ognuno doveva andare avanti, senza guardare indietro.Una volta sono arrivata a programmarmi internamente per vivere queste due settimane di forma “molto consapevole”. Eravamo a Kathmandu, in Nepal. Nella prima settimana ero abbastanza sciolta, senza pensare alla partenza. Poi, nella seconda, mi sono allenata ogni giorno per imparare a separarmi fisicamente da coloro che amo, ispirata nella realtà di dover sapere dire addio alle persone care, quando anche io dovrò morire!Allora, ogni giorno sceglievo di staccarmi da mio figlio per stare con me stessa in modo diverso: “mi sono portata a pranzo”, “mi sono portata a visitare un tempio” e così via. Lui non sapeva che, dentro di me, seguivo una programmazione interna, quando gli dicevo: “Oggi non pranzo con te, ci vediamo dopo”. Ho sentito da allora interiorizzata la motivazione di trattare le separazioni in modo consapevole. Spero che nell’ora della morte io abbia già la mente programmata per pensare: “Oggi non saremo assieme, ci vedremo dopo nelle Terre Pure.


Quando la separazione di una persona cara è inevitabile, c’è il rischio di abbandonarci e andarsene con lei”. Il risultato sarà che ci sentiremo vuoti e melanconici, perché non abbiamo noi stessi per tenerci compagnia. Dobbiamo imparare a tenere il fuoco della nostra casa interiore acceso, per trovare l’accoglienza del calore interno quando rientriamo a “casa nostra”, contando soltanto su di noi. Così come dovremo sapere “ tornare a casa” al momento della morte.Secondo il buddismo, quando la mente viene purificata dalle impronte mentali negative, possiamo rinascere nelle Terre Pure dei Budda, dove avremo un corpo e mente puri, vivendo continuamente la pace interiore, e così potremo concludere la nostra evoluzione spirituale per ritornare alla sfera impura del Samsara in condizioni di essere d’aiuto a tutti gli esseri, e così portarli all’ Illuminazione.Le Terre Pure non esistono di per sé, come un posto “nel cielo”. E’ il risultato dello stato mentale estremamente sottile e puro. Lama Gangchen Rinpoche, nel suo libro NgelSo Autoguarigione Tantrica III, descrive le Terre Pure, quando finalmente avremo raggiunto l’illuminazione, come il completo rilassamento e rigenerazione NgalSo della nostra energia di vita essenziale:
“Quando la mente di luna piena illuminata sorge,capiamo che le Terre Pure sono state sempre nel nostro cuore,però il velo dell’attaccamento a se stessi e l’ignoranza,le visioni comuni e i pensieri comuni,semplicemente ci impediscono di vederle,oppure fanno si che le cerchiamo nel posto sbagliato!” Ho imparato a superare il dolore della nostalgia di mio figlio, quando ho riconosciuto che l’amore che ci nutre emana della fiducia nel nostro legame tra madre e figlio, e così non dipende dal fatto di poterci incontrare o meno. Come ha detto Sogyal Rinpoche una volta nei suoi insegnamenti: “Quando sentiamo che abbiamo ricevuto tutto quello che ci piacerebbe ricevere da una persona, lasciamola andare”. Ossia, la soddisfazione è l’antidoto naturale dell’attaccamento.


Coraggio per andare avanti e realizzare la nostra vocazioneQuando si scopre la propria vocazione, sorge in noi, simultaneamente, un profondo sentimento di coraggio. Ci sentiamo molto vicini a noi stessi quando capiamo la verità interna che non può essere più negata. Di conseguenza, c’è l’impegno all’idea di abbandonare tutto quello che ci impediva d’andare in direzione al nostro destino.“Andare incontro al proprio destino è realizzare pienamente il potenziale che è stato sempre dentro di noi. È come udire un appello e rispondergli, far sbocciare tutte le nostre potenzialità e seguire una vocazione. E stranamente il mondo ci contraccambia quando facciamo ciò. Un buon modo di sapere se uno è sulla giusta via e che stiamo facendo quello per cui siamo nati, è che il mondo ci apre le porte”.Joseph Campbell ci dà un ottimo consiglio di come scoprire la nostra vocazione nel suo libro “Riflessioni sull’Arte di Vivere”: “Quando Jung decise di tentare di scoprire il mito secondo il quale viveva, si domandò, “Qual'era il gioco che mi piaceva di più da bambino”? La risposta fu: costruire piccole città e strade di pietra. Così comprò una proprietà e, per gioco, cominciò a costruire una casa. Era un lavoro duro, assolutamente non necessario, poiché Jung aveva già una casa, ma era un modo appropriato di costruirsi uno spazio sacro. Era un puro e semplice gioco. Che cosa, quando eravate bambini, creava una dimensione d'eternità, cancellava la nozione del tempo? Là si cela il mito secondo il quale devi vivere”. Noi tutti abbiamo bisogno di conoscere la nostra vocazione: quello che abbiamo di particolare da offrire al mondo. Non seguire la nostra vocazione rappresenta un problema sia per noi che per gli altri, perché quando ci arrendiamo all’inerzia della vita, diventiamo anche di peso per coloro che sono intorno a noi.


Jean Yves Leloup nel suo libro “Strade per la Realizzazione”, fa l’analisi della storia di Giona e la Balena, raccontata nell’Antico Testamento della Bibbia: ci può insegnare sulle paure e le resistenze con cui affrontiamo la ricerca per la nostra vocazione.Dio ordina a Giona d’andare nella violenta città di Ninive a predicare la Sua Parola. Giona, però, gli disobbedisce e prende una barca per Tarsia, città di balneazione. Si scatena una forte tempesta. I marinai buttano tutto il carico della barca in mare per evitare che vada a picco. Ma il mare continua incredibilmente agitato ed il pericolo del naufragio è imminente. Il capitano decide allora di cercare Giona, che era sceso nella stiva. Quando lo vede sdraiato, dormendo un sonno profondo, gli dice: “Come puoi dormire così profondamente? Come puoi dormire in mezzo a questa disperazione che ci fa soccombere? Alzati, svegliati, invoca il tuo Dio. Forse questo tuo Dio può ascoltarci, forse con questo tuo Dio, non periremo”. Nel frattempo, mentre giocavano a dadi, i marinai preoccupati hanno identificato Giona come il responsabile della perturbazione. Lui finalmente confessa di avere disubbidito a Dio, e chiede di essere buttato in mare. In quel momento la tempesta cessa. Quando viene buttato in mare, Giona viene inghiottito da una balena, dentro la quale rimane per tre giorni fino a quando si pente e chiede a Dio di dargli una seconda opportunità e allora viene rigettato dalla balena e finalmente prosegue per Ninive.“Quindi, in un primo momento, Giona è l’archetipo dell’uomo sdraiato, addormentato, dell’uomo che non vuole alzarsi e compiere nessuna missione. É l’archetipo dell’uomo che fugge, che fugge dalla sua identità, che fugge dalla sua parola interiore, che fugge da questa presenza del Sé all’interno dell'io. Questa fuga dalla sua voce interiore andrà a provocare un certo numero di problemi all’esterno di lui”. Coloro che rifiutano di conoscersi interiormente e non seguono i loro desideri più profondi, portano dei problemi agli altri!


In un secondo momento, quando Giona - dentro alla balena – decide di ritornare al suo sentiero, non teme più niente. Come scrive Jean Yves Leloup: “ci sono dei momenti in cui non possiamo più raccontarci delle bugie, raccontarci delle storie. Noi siamo costretti ad essere autentici, non possiamo più scappare. L’archetipo di Giona è anche un invito a tuffarci nelle profondità del nostro inconscio, per passare attraverso le ombre, per tuffarci nella nostra esperienza della morte, ed accettare che il nostro essere è mortale, per scoprire, in noi, quello che non muore”.


Nyang-de: andare oltre al risentimentoSe decidiamo di diventare qualcuno che si dedica con tutto il cuore ad utilizzare la vita per la sua rinascita, il suo ‘risveglio’, dobbiamo superare le difficoltà e lo sconforto dei mutamenti.Quando siamo coscienti che abbiamo delle resistenze per accettare un cambiamento imminente, è utile domandarci: “Cosa dovrà morire adesso dentro di me, per nascere in questa nuova fase con forza e fiducia?” La risposta è sicura: I nostri risentimenti.Tenersi dei risentimenti ci fa sentire stanchi e senza voglia di iniziare nuovi progetti, i risentimenti rivelano quanto siamo paralizzati dalle limitazioni. Interne ed esterne. Rimanere legati ai risentimenti consuma la nostra energia vitale.Il Dalai Lama ha spiegato che il termine tibetano per nirvana è nyang-de, che si traduce letteralmente “oltre il risentimento”. In questo contesto, risentimento fa riferimento alle afflizioni mentali; in modo che il nirvana realmente designa lo stato d’essere libero dalle emozioni e dai pensieri angoscianti. Il nirvana è l’immunità alla sofferenza e alle cause della sofferenza. Quando percepiamo il nirvana in questi termini, cominciamo a renderci conto del significato veritiero della felicità genuina. Possiamo allora visualizzare la possibilità di liberarci totalmente dalla sofferenza.Ogni volta che saremo capaci di interiorizzare e ascoltare la nostra paura saremo in grado di maturare il nostro potenziale di coraggio. Quando riconosci la paura, ripeti a te stesso: “Io ti conosco, so dove mi porti, non ho più voglia di seguirti”. Concentrati, allora, nell’intenzione di esprimere la tua vocazione. E finalmente ricordati: non tutto quello con cui ci affliggiamo ci succede. Novanta per cento delle nostre paure sono soltanto delle abitudini, idee preconcetti. Muoviti verso il futuro, fidati di lui!


Meditazione per guarire dai risentimenti. In silenzio, riconduci tutte le energie del corpo e della mente nella tua casa interiore.Riposa nel tuo spazio interiore il tempo necessario. In seguito, con tutto il tuo cuore, invoca nello spazio di fronte a te l'Essere Sacro sul quale sai che puoi contare, oppure una luce potente del colore che tu, in questo momento sai che ti porterà la guarigione di cui hai bisogno.Considera che questo Essere o questo colore non sono soltanto il risultato della tua immaginazione, ma la vera espressione della tua connessione con la fonte guaritrice.Riconosci con sincerità i tuoi risentimenti e apriti per ricevere la guarigione: visualizza raggi di luce uscenti dall’Essere Sacro o da questa fonte di luce, i quali poi penetrano nell’estremità del tuo capo. Velocemente riempiono il tuo corpo di luce, purificando all’istante i tuoi risentimenti. Osserva quindi il tuo corpo completamente pieno di luce. Pian piano, il tuo corpo di luce diminuisce fino a trasformarsi in un punto luminescente che si scioglie nell’intensità della luce dell’Essere Sacro di fronte a te.Porta questa luce sacra al centro del tuo cuore. Senti la tua coscienza un’altra volta centrata dentro al tuo corpo. Prendi la determinazione di coltivare questo stato mentale, semplice e naturale, anche dopo che hai aperto gli occhi.


Per finire, ringrazia la fonte guaritrice, la purificazione ricevuta e condividi quest’energia guaritrice con coloro che ne hanno bisogno.


Estratto dal libro “O livro das Emoções” Editora Gaia – SP; Brasile - Bel Cesar

11 ott 2009

PER MOLTI, LA PRIMAVERA DELL'AMORE AVVIENE SOLTANTO NELL'AUTUNNO DELLA VITA (di Lean Akbar)

“Pertanto, ciò che Dio ha unito, l’uomo non separi” ... Quando possiamo dire che Dio ha unito? Quando firmiamo un contratto di fronte alla legge? Un contratto è un vincolo con Dio?Una coppia si unisce davanti ad un altare, con la presenza di testimoni... il rito rappresenta un vincolo con Dio?Il legame divino non è fatto sulla carta, né attraverso una cerimonia pomposa. Che misterioso vincolo indissolubile è questo, che l’uomo non può separare?

È Dio stesso a definirlo: “in modo che non sono due, ma una sola carne”...È questa la divina unione, che Dio benedice e gli uomini non possono dissolvere.È lo stesso Dio. Dio che è Amore. L’unità-essenza di tutti gli esseri che proviamo nella contemplazione estatica degli occhi di quelli che amiamo.

Solo un amore così libera, trascende, pacifica e unifica. Ermogene

Quanti sono quelli che oggigiorno soffrono dentro una prigione che gli uomini chiamano unione?.Conosciamo molte cose, abbiamo tutto ben definito nell’intelletto, ma possiamo ammettere come verità soltanto quello che viviamo.

La nostra immaginazione è ricca, ma man mano che dobbiamo affrontare i fatti della vita, ci frustriamo, non comprendiamo.

Allora, senza la coscienza, fuggiamo dalla realtà, diventiamo prigionieri. I nostri condizionamenti e le nostre convinzioni mantengono la nostra visione legata a quello che viviamo e che consideriamo giusto, o adeguato; tuttavia, in questi tempi rivoluzionari, niente rimane nascosto o camuffato: le maschere cadono, e quello che si presenta come nuovo, molte volte è totalmente differente da quella che è stata la nostra realtà.

Oggigiorno siamo obbligati, a causa dell’accelerazione cosmica che stiamo vivendo, ad affrontare la vita in maniera differente, a modificare il nostro comportamento, senza aspettative, lasciando semplicemente fluire la vita verso la crescita, verso una nuova coscienza, affinché possiamo distinguere chi e che cosa desideriamo realmente e perché. Solo così le nostre decisioni saranno più coscienti e le nostre scelte più giuste.

Perdere le illusioni! Deludersi non è negativo. Significa liberarsi, crescere, rinascere e camminare.Assumere le responsabilità di tutto quello che ci succede, è questo il prodotto di una nuova scelta. Abbiamo il dovere di adottare nuove interpretazioni che ci rendano più forti, che ci aiutino a costruire una nuova realtà. Il coraggio di abbandonare ciò che è vecchio ci permette di rompere i legami carmici e di ricuperare certi aspetti di noi stessi. È fondamentale riuscire a discernere quali siano stati i nostri comportamenti sbagliati, e imparare ad agire, invece di reagire, con persone e situazioni difficili.

Tutti i Nostri Maestri di Luce ci spingono ad aggiungere amore e entusiasmo in questa opera dell’era della libertà, perché è imperativo che sia eseguita, in modo da ricuperare il tempo perduto del Pianeta e preparare l’umanità per la realizzazione di un compito più elevato. In questo momento abbiamo l’occasione di rinnovarci. Abbiamo ricevuto l’aiuto degli Esseri di Luce perché Essi sanno perfettamente come è difficile comprendere ed eseguire le Loro istruzioni, e soprattutto sanno che i nostri cuori sono assaliti dai dubbi, dalle confusioni, che abbiamo molte difficoltà per superare.

La nostra unione con Essi deve essere cosciente, affinché possiamo vedere i fatti con una visione imparziale, priva di pregiudizi, accettando ciò che è nuovo e imparando con esso, vivendo con rispetto quello che finora ci era sconosciuto. Staccarsi, non attenersi a una forma chiusa e rigida. Abbandonare idee frutto di pregiudizi. Sapere che ciò che ieri andava bene può non andare più oggi; le circostanze cambiano, la vita cambia. Nelle Leggi Universali tutto è stato creato sotto principi perfetti, per un fine perfetto.

Modificare abitudini radicate è difficile, soprattutto quando si tratta di vizi millenari e c’è un abisso fra il comprenderli e l’eseguirli; ciò malgrado, siamo qui per questo, è proprio questo il nostro compito in questo piano. Quello che si chiede a tutti quelli che hanno accettato di svegliarsi è che imparino anche con ciò che è inevitabile, con le leggi immutabili, con gli avvenimenti necessari al progresso personale e a quello dell’umanità, lasciandosi impregnare dalla luce che tutti i giorni è a disposizione di tutti.

Conoscere se stessi, accettare i fatti come si presentano, senza cercare l’approvazione esterna, significa vivere, liberarsi, accettare di esistere in questa nuova realtà In questa Era d’oro dobbiamo lottare perché i nostri occhi vedano i fatti da altri angoli, perché possiamo rimuovere la trave che li copre, le illusioni che appannano il nostro modo di sentire e, disinibiti sentimentalmente, potremo esplorare altre direzioni e andare in cerca di nuove realtà.Fraternità e amore devono essere il nostro ideale nel formare un’associazione.

Domare la personalità radicata, e offrirci un’occasione per cambiare. Siamo docili con noi stessi! Il futuro non comincia domani, ma adesso! E non ci lasciamo scoraggiare dalle difficoltà. Se pensiamo così, non perdiamo tempo, riusciamo a staccarci, e non dovremo vedere le macerie del mondo per concludere che la Pace risulterà soltanto dalla pacificazione di ognuno di noi attraverso la conoscenza di se stesso e delle Leggi Universali e, soprattutto, dall’unione risultante da associazioni adeguate.

La giustizia sarà impossibile finché qualcuno vorrà togliere qualcosa a qualcun altro, che si tratti di un bene materiale o della libertà, finché non ci sarà rispetto e scambio. Il destino di ogni essere umano è essere Luce e la fede è la sostanza viva e invisibile di quello che diventerà reale. Se crediamo nella Luce, ad essa saremo condotti. Non dobbiamo permettere che niente né nessuno ritardi la nostra evoluzione.
Una vita non esaminata non vale la pena di essere vissuta. (Socrate)

È ARRIVATA L’ORA DI DECIDERE: CAMBIARE O RIMANERE AL PUNTO DI P


(da Robert Happé)

Stiamo attraversando un’epoca piuttosto strana. Molte persone si sentono scoraggiate, frustrate e non trovano molto significato in certi avvenimenti del mondo. Altre sentono diminuire la propria energia e persino la salute. Che cosa sta succedendo?Non si può piú far finta che non sta succedendo niente. Persino il pianeta sta mostrando serii cambiamenti nella sua natura e, di conseguenza, ci obbligherà a cambiare la maniera come intendiamo la parola “evoluzione”.

In effetti, la Terra si sta preparando per una nuova forma o, piuttosto, una nuova frequenza. Cosa significa esattamente? Non è altro che un nuovo stile di vita che ci obbligherà ad essere piú cooperativi. O piú amorosi, che significa praticamente la stessa cosa. La scelta è semplice: continuerò ad essere piú materialista o piú spirituale?

È arrivata l’ora di decidere. Piccoli cambiamenti cominceranno ad apparire per stimolare questa decisione, motivando le masse a scegliere un nuovo tipo di vita. Pensa un po’ al sistema monetario attuale, che favorisce molto pochi. Devi già sapere, ad esempio, che il potere del denaro è nelle mani dei banchieri. Negli ultimi dieci anni, molte persone hanno cominciato a scoprire che tutto questo è sbagliato. Molti hanno voluto letteralmente uscire dal sistema, come abbiamo potuto osservare nel movimento hippie.I valori attuali, che si basano soltanto sul guadagno, cambieranno. Ma il cambiamento avverrà solo quando una grande quantità di persone si sarà svegliata.Per questo l’importanza – adesso – della decisione.

È difficile reclamare di tutto questo. Ma è ancora piú difficile creare un nuovo sistema.Tuttavia, se ti colleghi con la tua coscienza superiore (cuore), puoi perfettamente vivere la tua vita secondo quello che consideri giusto. Se dovrai prestare dei soldi, pensa nella reale importanza di farti pagare gli interessi. Alcune persone si fanno pagare gli interessi dai proprii amici! Sia come sia, non permettere che il mondo ti cambi. Neanche tu devi cambiare il mondo. Tu non hai bisogno di successo. Hai bisogno di essere fedele a te stesso. Fedele a chi sei. E non essere un robot del sistema. Fai quello che ti dice il cuore. Sii fedele all’amore.

A questo punto viene da fare una domanda: qual’è la differenza fra illusione e realtà?Se tu non provi l’amore, provi l’illusione.La vita non è complicata. È la mente che complica tutto. È per questo che è necessario imparare a equilibrare le energie. Innanzitutto, ricorda che quando hai la continua coscienza di come ti esprimi, esiste equilibrio. Se nessuno ti resiste, cioè, se esprimi la luce, questo riflette su tutti quelli che stanno attorno a te. Se incontri qualcuno a basso intendimento, diminuisci un po’ la tua luce per non spaventarlo. Bisogna eliminare la mania che molti hanno di vivere in competizione.

Lascia che le cose arrivino a te come sono, cosí puoi equilibrare naturalmente le tue energie. Lascia che le persone siano come sono. Ogni momento è nuovo. E durante questo momento dobbiamo rimanere sensibili e non voler controllare.`È necessario definire meglio quello che vuoi dalla vita. È necessario centrare meglio il bersaglio.A proposito, le relazioni sono chiavi per il risveglio.E, per finire, prendi nota: senza fiducia non esiste luce. Senza luce, non esiste vita.

24 set 2009

FELICITA' E INFELICITA'


Conoscete quegli inserti illustrati che accompagnano in alcuni giorni alcuni quotidiani nazionali? Un chilo di carta per centinaia di pagine zeppe di pubblicità, intercalate da articoli brevi che vogliono ricordarci che si tratta di una rivista e decorati con mille notiziole per illudere di informarci. Per stampare ognuno di questi pesanti inserti pubblicitari occorre abbattere, ad ogni uscita, un piccolo bosco.


Un senso comune di responsabilità ecologica ci dice che rappresentano uno spreco inaudito eppure anche gli sprechi possono talvolta essere utili.Kirkegaard era solito ricordare che tutta la verità può essere scritta su una scatola di fiammiferi e l’uomo moderno che possiede una verità ancora più piccola di quella che Kirkegaard scriveva, stampa montagne di carta con montagne di informazioni che il più delle volte sono solo deformazioni e malformazioni, eppure qualche volta, miracolosamente nel cuore della pubblicità stampata potete leggere parole che portano trasformazioni.


Ecco cosa c’era scritto nell’ultima pagina in un articolo dal titolo “L’universo e il diverso”. Uno sciamano guarani diceva alla sua gente che vagabondava infelice nella foresta alla ricerca della “Terra senza il male dove mai sarà ospitato un dio che sia solamente un dio, né un uomo che sia solamente un uomo, perché nulla di di ciò che esiste può essere detto secondo l’Uno”: “le cose nella loro totalità sono una, e per noi che non abbiamo desiderato questo, sono cattive.”“Noi che sappiamo ingannevole il nostro linguaggio, che non abbiamo risparmiato sforzi per raggiungere la patria del vero linguaggio, la dimora degli dei, la terra senza il male, dove nulla di ciò che esiste può essere detto secondo l’Uno”. “Io Tupan, signore della grandine, della pioggia e dei venti vi do questi consigli. Se una di queste sentenze rimane nelle vostre orecchie conoscerete le mie tracce. Soltanto così raggiungerete la meta che vi fu indicata.


Coloro che noi mandiamo sulla terra imperfetta li facciamo prosperare: troveranno le loro future spose e avranno dei figli affinchè possano conquistare le parole che sorgono da noi. Se non le conquisteranno non avranno alcun bene. Io me ne vado lontano, non mi vedrete mai più. Ma non perdete i molti nomi.”“Per loro il male era l’applicazione rigorosa del principio di identità, poiché nominare l’identità delle cose, onde poterle raccogliere nell’unità del genere, e i generi nell’universo dell’Uno, significa designare il mondo determinandone gli esseri: questo è quello e non un'altra cosa. Significa irridere la vera potenza segreta che silenziosa circola tra le cose per cui: questo è nello stesso tempo quello, gli uomini sono nello stesso tempo dei.”(1).


Quanto ora ne segue è un atto di riciclaggio spirituale.Uno dei grandi valori declamati ma non realizzati pienamente dell’Occidente è la Tolleranza. Le regole delle democrazie liberali sono improntate al riconoscimento ed allo sviluppo della Tolleranza. Essa segna, nel vivere comune, la fine delle nostre identità e certezze e l’inizio del riconoscimento delle altrui.Ciò provoca comunque facilmente un senso di disagio che permane sia nell’esercizio della tolleranza che nella difficoltà di praticarla. La Tolleranza è una virtù sempre insidiata, il suo motore segreto è l’amore in un mondo dove l’intolleranza si rivela come incapacità e impossibilità di amare.L’identità – che si sente minacciata – di un individuo, di una idea o di una intera cultura sperimenta nella negazione dell’altro la riaffermazione di se stesso, delle propria identità e valori.


Il fondamento dell’atto è lo stesso nell’europeo che vuole cacciare l’extracomunitario e nell’integralista che vuole cacciare l’europeo. Così è possibile vedere come i diversi siano simili ma occorrerebbe vedere anche per quale malefica trappola i diversi vengano trasformati in avversi e non colgano ciò che li unisce e li rende simili e universali.Questo avviene per una concatenazione di atti come la strumentalizzazione politica od economica dell’insicurezza ma ha le radici in una dimensione psicologica primaria e più esattamente nell’atto razionale di fissazione della nostra identità: io sono questo e questo sono io. E’ l’autodefinizione dell’Ego a rappresentare se stesso: a chiamarsi , a definirsi, e in ciò facendo a separarsi da ciò che non è se stesso, gli altri e il mondo: un complesso di pensieri che si pensano un Io, per giunta ogni giorno un Io diverso. E’ l’ateo interiore: non riconoscerai altro io fuori di te. E’ il potere dell’essere di riflettere se stesso, anzi il potere in se stesso di permanere in quanto tale: la dispiegata stasi dell’essere che può. E’ un potere dimentico di ciò che lo ha reso tale, la capacità fondamentale del divenire,l’infinita estasi dell’essere che diviene: il processo per cui si diventa ciò che si è, l’amore che si contiene in quanto tali.Per lo stesso tipo di causa si fa così fatica a riconoscere il potere dell’amore e si vive in una riflessione identitaria che si tradisce e si traduce come amore per il potere, un potere che poi non basterà mai a se stesso e che ne richiederà infinito altro a conferma di sé, una fame di amore figlia della negazione d’amare che mai potrà essere soddisfatta.


Simmetricamente invece il potere dell’amore basterà sempre a se stesso e per tutti gli altri. Solo il potere dell’amore guarisce l’amore del potere.Il capitalista sfrenato, il religioso dogmatico, il rivoluzionario fanatico, il ricercatore ambizioso e l’uomo moderno in genere condividono inconsapevoli la stessa segreta occupazione: la incessante ricerca di poter essere qualcosa -un essere come un avere - come se dietro la cosa si nascondesse un vuoto, una insicurezza di fondo, un dubbio fondamentale: la quasi certezza del contrario, di non essere.La transitoria certezza dell’essere si erge contro l’assoluta incertezza del non essere, una forza vitale che infine è smentita dal suo opposto: la forza della trasformazione e della morte.Oltre a ciò che siamo in qualsiasi momento e in qualsiasi modo vi è quello che ci ha reso tali e ciò che saremo al di là dei nostri piani e volontà. Noi veniamo da altro, saremo altro e questo perché siamo anche Altro.


Siamo insieme noi stessi e continuamente altro da noi stessi. Il potere dell’amore è la trasformazione che sviluppa le nostre vite e la perversione è nel non riconoscere la camera di stelle in cui esistiamo. Se il nostro ego si alimenta di una razionalità dimentica del cuore, nasce il principio dell’infelicità, smarriamo la direzione e perdiamo il senso di ciò che siamo e possiamo essere, il verso, il luogo dove siamo diretti.La reale tolleranza risponde alle necessità del cuore, è la convivenza dei diversi, non si arresta alla formale accettazione, si concretizza in riconoscimento e si risolve in integrazione. L’identità naturale nasce in noi e si sviluppa nell’altro, così come nel processo conoscitivo di sé e del mondo si passa dall’ateo interiore al teista all’agnostico e alla gnosi.Ateo: non riconoscerai altro io al di fuori di me Teista: non riconoscerai altro Dio che fuori di te Agnostico: non riconoscerai che ciò che ti si rivela Gnostico: non avrai altro che DioIl rapporto con gli altri è simultaneamente il rapporto con l’Altro. Rivela l’articolazione del nostro essere: dell’io che rifugge,dell’io che si trattiene, dell’io che sperimenta e dell’io che si abbandona.Se è così la vita è l’incontro con il diverso e la conoscenza è il processo amoroso col quale la nostra anima accetta il divino e col quale esso ci seduce.


La saggezza orientale lo spiega bene So Hum, Tu sei quindi Io sono. Namastè, Io riconosco il Dio che è in te, sino a Tat Twam Asi, Quello sei Tu. Universo Diverso Avverso e Perverso, sono le quattro prove delle nostre vite di cui al massimo possiamo conoscere le relazioni ma non le destinazioni.Ogni identità è arbitraria ed anche ogni definizione di verità è una appropriazione indebita di potere. Non vi è alcuna verità in alcun nome che possa appartenere esclusivamente a qualsiasi uomo. Le parole, le identità e le visioni vengono date come veicoli per raggiungere gli dei, sono doni, occasioni di vita e strumenti di verità. C’è un mondo per ogni nome e per tutti i nomi ci sono tutti i mondi.Superare la perversione della separazione e l’illusione dell’avversità ci permetterà di riconoscerci nell’altro e di vivere pienamente la vita in tutte le sue diverse età, la sua diversità, poiché tutti i diversi che esistono per essere tali, dentro e fuori di noi, nuotano ugualmente e seguono la medesima corrente nell’ uni-verso.Vivere pienamente ciò che si è ed insieme aprirsi al cambiamento, essere reverenti al mistero della vita senza capirlo sono la vera saggezza.

22 set 2009

DIFETTI DI PERCEZIONE


Deepak Chopra**
Per capire veramente la natura della realtà dobbiamo guardare attraverso gli occhi dell'anima.

Non c'è vita senza coscienza - vita e coscienza sono la stessa cosa. Vita è sinonimo di ciò che chiamiamo spirito, coscienza, consapevolezza, esistenza. Negli ultimi 300 anni si è creduto che la coscienza fosse un epifenomeno della materia fisica. Questa visione "riduttiva" dice che se possiamo comprendere il comportamento delle molecole, allora potremo anche capire che la coscienza è una qualità emergente; cioè, una volta che le molecole raggiungono un certo grado di complessità di comportamento, da quel momento in poi, in qualche modo, emerge la coscienza.
Questo pensiero riduttivo può essere spiegato in un modo biologico molto semplice; il pancreas produce il succo pancreatico, la cistifellea fa la bile, lo stomaco secerne l'acido cloridrico e il cervello produce la coscienza. Quindi, in qualche modo, il vostro cervello fabbrica la coscienza nello stesso modo in cui il vostro stomaco produce l'acido cloridrico ed il pancreas il succo pancreatico. Questo modello riduzionista è usato nella scienza e in medicina, ma è un modello incompleto. E' una mappa difettosa della realtà.
Ci sono tre metodi con i quali possiamo comprendere la realtà. Il primo, attraverso i sensi: udito, tatto, gusto, vista e olfatto. Sperimentiamo la realtà attraverso gli strumenti di osservazione: gli "occhi del corpo". Il secondo modo per capire la realtà è attraverso lo strumento che chiamiamo mente: "l'occhio della mente", metaforicamente parlando. Se voglio capire la teoria della relatività, devo partecipare, almeno fino ad un certo grado, dell'esperienza che è avvenuta nella mente di Einstein. Se voglio comprendere la fisica quantistica devo avere una qualche idea dei concetti matematici che sono nelle menti degli scienziati dell'ultimo secolo. Se prendiamo in esame le principali rivoluzioni del secolo scorso, esse sono la fisica e la meccanica quantistica e se studiamo la storia dell'inizio di questa scienza, vediamo che la vera rivoluzione avvenne nella mente delle persone. Le osservazioni arrivarono molto dopo.
Con questa rivoluzione arrivò anche una nuova tecnologia. Possiedo questo sorprendente aggeggio: è un telefono con email e accesso ad internet. Posso registrarvi una conferenza, fare foto o filmati e spedire informazioni dappertutto. L'informazione viaggia attraverso pareti, alberi, rimbalza su un satellite nello spazio, oltrepassa gli ingorghi del traffico, i corpi umani e qualcuno, in Cina o in India, potrà ricevere questa informazione o guardare il video.
Questa tecnologia si basa su una premessa scientifica fondamentale: la natura sostanziale del mondo materiale non è materiale. Altrimenti non avremmo avuto questa tecnologia. Siamo in grado di navigare su internet perché quello che chiamiamo mondo materiale non è veramente materiale. Questa tecnologia è il risultato di ciò che chiamiamo rivoluzione quantica. Questo è il secondo modo di esaminare la realtà.
C'è una terza maniera per esaminarla, che va più in profondità. Il nostro apparato sensorio ci porta ad un livello superficiale: questa è una sedia, questo è un fiore, questo è un corpo umano; il livello quantico ci conduce più a fondo, nella mente della natura, rendendo il mondo più portentoso. Quindi gli occhi della mente ci conducono ad un livello più meraviglioso di quello che vediamo con gli occhi del corpo.
Il terzo modo per comprendere la realtà è quello attraverso "gli occhi dell'anima" che ci porta molto, ma molto più in profondità nella natura dell'esistente.

C'è una bellissima poesia del poeta "profetico" inglese Blake:
Siamo portati a credere alle bugie
quando guardiamo con i nostri occhi, e non attraverso l'occhio
che nasce e muore in una notte,
quando l'anima dormiva nei raggi della luce.

E' bellissima, ma che cosa vuol dire Blake? Perché siamo portati a credere alle bugie quando guardiamo con i nostri occhi? Quello che Blake sta dicendo è quello che qualsiasi studioso di percezioni oggi vi può dire: "per conoscere la natura della realtà non possiamo fidarci soltanto dell'osservazione sensoriale."
Negli ultimi 300 anni l'intero fondamento scientifico ha fatto affidamento sull'osservazione sensoriale; ma l'uso dei sensi è il test meno affidabile che ci sia per quella che chiamiamo realtà. I sensi mi dicono che la terra sulla quale sto è stabile e tuttavia sappiamo che si muove ad una velocità vertiginosa, lanciata nello spazio a migliaia di chilometri all'ora. I sensi mi dicono che nel posto dove poggio i piedi, la Terra è piatta. Non lo crede più nessuno. Anche quando guardo un oggetto come un fiore, e percepisco i suoi colori o la sua struttura, non è quella la sua qualità essenziale. L'occhio dell'ape, a forma di cellette, non percepisce le stesse lunghezze d'onda che voi e io percepiamo, quindi un'ape avrà una gamma di esperienze del fiore completamente differente e la "vedrà" con la lunghezza d'onda ultravioletta. Un pipistrello esperirà il fiore come l'eco dell'ultrasuono. L'occhio a palla del camaleonte gira su due assi differenti e noi non possiamo immaginare nemmeno lontanamente come appare il fiore al camaleonte!
Dunque, qual è la vera natura del fiore? La risposta, dipende da chi lo sta guardando; dipende anche dagli strumenti di osservazione. Il sistema nervoso è il nostro principale strumento di osservazione e, ad un livello semplicistico, il cervello risponde all'attività dei neuroni traducendo nel codice binario, attraverso le membrane cellulari, le cariche elettriche. Se quindi potessi guardare dentro al cervello per vedere cosa vi accade, vedrei questa carica elettrica oscillante che si sposta da fuori a dentro la membrana cellulare. Come questa poi nella mente diventi un fiore, nessuno lo sa.
Sir Arthur Eddington, un grande scienziato del secolo scorso disse:
"Qualcosa di sconosciuto sta lavorando, noi non sappiamo cosa." Più vogliamo capire le percezioni, più non le comprendiamo. In realtà questo fiore esiste sono nella nostra coscienza, in un posto che si trova al di là dello spazio e del tempo ed esiste "come potenziale" prima che voi l'osserviate. Non esiste un mondo esterno in quanto tale.
Tutto quello che chiamiamo universo, alberi, stelle, galassie - ogni cosa che osserviamo come mondo esterno - è una translazione di processi fisici in codici binari, attraverso le membrane cellulari, di fotoni in neuroni. Questo è il motivo per il quale nella tradizione ayurvedica diciamo che non siamo nel mondo; il mondo è in noi. Non esistiamo nel mondo; il mondo esiste in noi. Non esistiamo nel corpo; il corpo esiste in noi. Non esistiamo nella mente; la mente esiste in noi. Ci curviamo in noi stessi e creiamo la mente, il corpo ed il mondo fisico. Li manifestiamo. Produciamo tutto: la mente, il corpo e l'universo intero. Non sto parlando filosoficamente o usando una metafisica orientale - questa è scienza.

Guardiamo ai sensi. I miei sensi mi dicono innanzitutto che il mio corpo è fisico, anatomico e statico. In realtà, il corpo ci sembra anatomico attraverso i sensi; il corpo è come un fiume che scorre, cambia continuamente. Il corpo fisico che state usando per star seduti sulla sedia per leggere questa rivista non è lo stesso corpo fisico con il quale siete entrati nella stanza un attimo fa. Quando fate un respiro profondo inalate 10 alla ventiduesima atomi dall'universo. Sono 100.000.000.000.000.000.000.000 atomi. E' un numero astronomico di materia prima che entra nel corpo ogni volta che respirate. Quando espirate, espirate 10 alla ventiduesima atomi provenienti da tutte le cellule del vostro corpo. Tutti noi, continuamente, condividiamo l'un l'altro i nostri organi. Sto respirando ogni cosa che sta in voi e voi state respirando tutto ciò che c'è in me. Ci scambiamo davvero continuamente gli atomi.

Oggi è possibile contare il numero totale degli atomi che ci sono nell'atmosfera terrestre. E' possibile calcolare cosa state inalando ed esalando ad ogni respiro. Con qualche calcolo in più è possibile dimostrare, oltre ad ogni ombra di dubbio, che proprio in questo preciso momento avete nel vostro corpo almeno un milione di atomi che prima erano nel corpo di Cristo o di Buddha, di Michelangelo o Leonardo da Vinci, di Saddam Hussein, o Osama Bin Laden e George Bush. Avete, proprio ora, un milione di atomi che sono stati nel corpo di ogni singolo essere che è esistito fin dall'alba della creazione. In appena tre settimane un quadrilione di atomi (quadrilione significa 10 seguito da 15 zeri) sono passati attraverso il corpo di ogni essere vivente su questo pianeta. Proviamo a pensare, proprio adesso, a qualsiasi cosa nell'ecosistema - pensiamo ad un albero in Africa, ad uno scoiattolo in Siberia, ad un contadino in Cina, pensiamo ad un autista a Calcutta, ad un bimbo in Afghanistan e voi, nel vostro corpo, avete la materia prima che circolava lì solo tre settimane fa. In meno di un anno rimpiazzate il novantotto per cento di tutti gli atomi del vostro corpo.
A livello atomico avete un fegato nuovo ogni sei settimane, una nuova pelle ogni cinque giorni; sostituite lo scheletro ogni tre mesi; la materia prima del vostro DNA ogni sei settimane va e viene, come uccelli migratori. Il vostro DNA contiene le memorie di milioni di anni di evoluzione. Questo è ciò che è il DNA; il DNA è il metabolismo dell'esperienza. Metabolizziamo le nostre esperienze e le registriamo come DNA. In essa registriamo l'esperienza dei nostri antenati umani, animali e microbici.
La molecola d'insulina che è nel vostro corpo è la medesima di quella che si trova non solo nel corpo delle mucche o maiali, ma del salmone e anche dei microrganismi. Cos'è l'insulina? L'insulina è la conoscenza di come trasformare lo zucchero. Questo è ciò che è in forma di molecola ma essa è realmente conoscenza e quella conoscenza arriva da eoni del tempo. Ogni cosa che chiamiamo molecola è in realtà una espressione fisica dell'esperienza. Metabolizziamo esperienze, le registriamo nei nostri corpi e le trasferiamo alle future generazioni. E così il nostro DNA ricorda le memorie e le esperienze; quello che noi, in oriente, chiamiamo karma.
Karma è l'accumulo di esperienze del passato - tutto questo è karma; il vostro karma, il karma dei vostri antenati, il karma della creazione, tutto si trasferisce in esso - ma l'attuale materia prima del DNA va e viene ogni sei settimane, come uccelli migratori. Il carbonio, l'idrogeno, l'ossigeno si rinnovano ogni sei settimane. Se avete sostituito tutto il vostro corpo, fino all'ultimo atomo, in meno di un anno, sicuramente voi non siete il vostro corpo. Il corpo che ho portato in Inghilterra lo scorso anno non c'è più, è morto, non esiste più in questa forma, è da tutt'altra parte. Sta circolando in altre forme viventi; il mio corpo fisico si sta riciclando nella terra, nell'acqua, nell'aria e il pianeta si sta riciclando incorporando il mio corpo fisico. Dunque, ciò che chiamo io non è possibile che sia il mio corpo fisico.

Shakespeare, in una delle sue opere dice, "Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni." Shakespeare era un grande veggente. C'è un modo di dire indiano che dice, "Il corpo è proprio il luogo che i nostri ricordi e sogni chiamano 'casa'." Continuamente sostituiamo i nostri corpi e sappiamo come farlo. Quindi, se l'espressione fisica è nient'altro che ricordi e sogni, come li reinterpretiamo nel corpo fisico? Come esorcizziamo il fantasma della malattia, perché la malattia è in realtà uno stato di sogno disordinato nella coscienza che si manifesta nel nostro corpo?

Cos'è il corpo se lo potessimo vedere come realmente è? Cosa vedremmo? Innanzitutto vedremmo che è fatto di atomi, a loro volta gli atomi sono fatti di particelle subatomiche, e queste particelle non sono materiali, ma fluttuazioni di energia e informazioni guizzanti dentro e fuori da un vuoto infinito alla velocità della luce. Se potessi vedere il mio corpo come è in realtà, attraverso gli strumenti quantistici, quello che vedrei è che il 99% del mio corpo è spazio vuoto e che l'1% che si vede come materia è anch'esso spazio vuoto; che il tutto è riempito da nulla. Quando vado oltre le apparenze delle molecole, entro nella nube subatomica, vado oltre la nube e rimango con una manciata di nullità; ora, la domanda cruciale che oggi si pongono gli scienziati è, qual è la natura di questa vacuità dalla quale tutti veniamo? E' soltanto un vuoto o potrebbe essere il grembo della creazione? E' possibile che la natura vada esattamente nello stesso luogo per creare una galassia di stelle, un gruppo di nebulose, una foresta pluviale, un ecosistema, un corpo umano o un pensiero?
Vengono tutti dal medesimo posto alberi, galassie, i nostri corpi, i mobili e questo pensiero? Perché alla fine, quando andiamo al di là del fenomeno elettromagnetico, dove i fotoni sfarfallano dentro e fuori, in che cosa stanno sfarfallando? C'è un vuoto dal quale sembrano apparire, stanno in sospeso per una frazione di frazione di frazione di secondo e spariscono da dove sono venuti. E sembra che tutto ciò che chiamiamo forma e fenomeno, che chiamiamo osservatore ed osservato, proviene dallo stesso luogo, compresi i nostri pensieri.
Il mondo è una discontinuità e ogni esperienza accade a causa della discontinuità. Ma cosa significa discontinuità? Facciamo un esempio. Se vado a vedere un film, sullo schermo vedo una immagine continua, ma se vado nella stanza di proiezione scopro che c'è una serie di fotogrammi immobili con un piccolo spazio in mezzo. Se muovo la bobina abbastanza in fretta non vedo più i singoli fotogrammi ma l'immagine continua; dunque, nella coscienza percepisco una continuità. Ma la realtà è che la pellicola è discontinua. Quando guardo un programma televisivo vedo l'immagine che si muove da una parte all'altra dello schermo, ma non c'è niente che effettivamente si sta muovendo. Sono solo gli elettroni e i fotoni lampeggiano dentro e fuori in una certa sequenza e per il fatto che io non posso vedere l'"off", l'interruzione, ma vedo solo l'"on", la percepisco come una continuità. Gli scienziati credono che la percezione sia possibile proprio per questa discontinuità.
Tutte le forme ed i fenomeni dell'universo esprimono questo "continuo" e questo "discontinuo"e i nostri sensi sono fatti in modo che possono percepire il continuo e non il discontinuo. Tuttavia senza il discontinuo non potremmo esperire il continuo.
Mentre leggete questo articolo, per un secondo, mettete la vostra attenzione su chi sta leggendo. In questa frazione di secondo di mutata consapevolezza quello che sentite è una presenza, non è vero? Mentre leggete diventate coscienti del chi sta leggendo. Bene, quella presenza è la vostra anima. Non è la mente che potrebbe dirvi, "Oh, ho voglia di una tazza di caffé." C'è una presenza e quella presenza è nell'"on/off" dei vostri pensieri: c'è un pensiero che lampeggia "on e off" e in quell'"off" c'è la presenza. In questa presenza i pensieri vanno e vengono. Un pensiero emerge, rimane in sospeso, letteralmente, per una frazione di secondo, e se ne va. Poi, ovviamente, per associazione, conduce ad un altro pensiero, che viene e poi va. In quella presenza anche le emozioni vanno e vengono. In quella presenza le percezioni del mondo vanno e vengono. In quella presenza le molecole del nostro corpo vanno e vengono. In quella presenza ogni cosa che accade viene e va.
Rimane solo la presenza e, nelle tradizioni orientali, la chiamiamo l'eterno testimone della consapevolezza, o coscienza. Diciamo inoltre che la finestra che si affaccia su quella presenza è lo spazio fra i vostri pensieri. Quella presenza è un eterno testimone della consapevolezza nella quale tutto viene e va. Quando eravate bambini il vostro corpo era diverso, le vostre percezioni erano differenti, i vostri pensieri e le vostre emozioni erano diverse ma accadevano nella presenza che è quella di adesso ed era pure là allora. Quando eravate adolescenti, ogni cosa era diversa e quando siete anziani, tutto è differente ma la presenza rimane invariata. E' la vostra identità a livello animico nella quale ogni cosa si trasforma e muta di forma e di fenomeno. Se riuscite a rimanere in questa presenza, essa potrebbe essere il vostro biglietto verso la felicità. Essa è la vostra sola cosa reale e se andate un po' più a fondo riconoscerete, forse non a livello intellettuale, ma a livello di esperienza, che questa presenza è al di là della nascita e della morte, che anche la stessa nascita e morte sono l'"on" e l'"off" della presenza.

**Deepak Chopra è direttore educativo del Centro Deepak Chopra ed autore di molti libri, il più recente dei quali è "Grow younger, Live longer."